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Prologo
Ben rodato da tre giorni di festival, è tempo di dare un calcio al secchio e buttarmi a capofitto nell’ultimo incandescente giro di boa. Si parte!
Copenhell 2025 – Giorno 4: Sabbia e Sudore
Si suda a doccia, se non fosse per la fine sabbia che, alzata dal vento, si solidifica a calcestruzzo. Il bosco di Gehenna è la scelta obbligata per iniziare e finire bene.
Gorilla Angreb
Felicemente Kid
Tra le fronde verdeggianti sfoggio la magliettina appena presa dei Gorilla Angreb, un gruppo punk danese molto popolare tra il 2005 e il 2015.
Inizio eccellente: una bella vibe positiva, punk veloce, voce femminile, balli e sorriso sulle labbra.
Un altro gruppo incubato dalla Ungdomshuset, una garanzia per ritrovare un pubblico locale appassionato e genuino.

Gli ultimi anni di iatus musicale non hanno scalfito la chimica tra Peter & Mai: divertenti e divertiti, irradiano dal palco un senso di comunità e amicizia che troppo spesso manca a gruppi più grandi. Genuini, mi riportano ai tempi in cui da ragazzino punk andavo ai concerti del Circolone.
“Copenhell Ligger I Ruiner” (Copenhell giace in rovine)… non ancora, ma hanno dato il loro contributo a battere il suolo sotto i salti del simpaticissimo pogo.
Powerwolf
Lupus Melodicus
Preso bene dopo i balli, vado per i canti.
Ma non preoccupatevi per la mia orribile voce: ci pensano le chitarre dei fratelli Greywolf e la batteria di Roel a camuffarla. Inoltre, Attila Dorn e Falk Maria sono indulgenti nell’elargire lezioni di melodia e canto, al nostro sgangherato coro dell’oratorio.

I Powerwolf sono uno di quei gruppi che ascolto sempre volentieri dal vivo. La loro fama è ben meritata per la bravura, ma soprattutto per la capacità – un po’ da teatro popolare – di coinvolgere il pubblico e farlo sentire parte integrante dell’esibizione. E questo si vede bene: come per i Gloryhammer, i fan vestiti a tributo sono numerosi, e a loro agio alla messa gotica dei chierici di Saarbrücken.
Kim Dracula
El Démonio De Tanzanía
Ombretto, rossetto pesante. Non ha bisogno di cerone ma crema solare, Lor Signoria Vampiro australiano Kim Dracula.
Lor Signoria sono appena scesi dall’aereo su un tappeto di sassofono, Kim Dracula agguanta il microfono tra le mani, lo avvicina ai canini e inizia a rappare. Intermezzi fluiscono in una musica costante, caratterizzata da continui cambi di tempo e genere. Tutto è a tempo, dalla prima all’ultima parola. Schizofrenici. Come ci ha abituato il K-Pop, in una canzone di quattro minuti puoi infilarci quattro tracce melodiche in cinque varianti.

Loro sono la nuova leva del metal nel era social, ma la loro musica arriva diretta ed esaltante. É vero Rock.
Sul palco fanno uno show minuziosamente perfezionato anche nelle improvvisazioni, a tratti teatrale, ma allo stesso tempo spontaneo ed energico nelle parti più heavy. Segmenti smooth jazz collassano nella trap che grida di metal, strombazza di latino, sincopa upbeat di disco-pop. Un vortice di qualsiasi ritmo in uno zapping impazzito. Stupisce anche la cura nel mescolare diversi stili metal, dai più classici ai contemporanei, sgrano gli occhi scoprendo generi rari incapsulati nel delirio. Tuttavia, ogni ingrediente melodico è presente in un’insalata condita alla perfezione per essere un solo suono coesivo.
Così raccontata, la loro musica pare appetitosa come una crostata crauti e vaniglia, ma immaginate di tornare con me a quell’agosto del 1998, quando – appena adolescente – misi per la prima volta il disco Follow the Leader dei Korn nel mio lettore. Un suono sconosciuto, metal nell’attitudine, intrepido e innovatore nell’abbracciare suoni commerciali anche a costo di sbagliare male. A modo suo, l’operazione Kim Dracula assomiglia molto alla svolta dei Korn, e io li accolgo con lo stesso entusiasmo.
Quando parliamo del terremoto Nu-Metal un brivido corre lungo la schiena a causa di alcuni testi, ammettiamolo, invecchiati molto male. Qui Kim Dracula va molto oltre i predecessori: testi stratificati e profonda capacità interpretativa, i suoni sudamericani chiudono il cerchio con la miglior qualità di metal sperimentale firmato Mr. Bungle. Lo strano manicaretto é irresistibile al mio palato.

I Kim Dracula non solo stupiscono, ma appassionano. Questo è il nuovo metal che attendevo dal primo giorno. A mio parere, sono l’artista emergente più interessante di questa edizione del Copenhell, e veri Killdozer sul palco!
Date pure voi un assaggio ascoltando un morso di “Seventy Thorns” oppure un sorso di “Rosé” che annichila il cervello e dite la vostra!
The Sandmen
Frontiera scandinava
Avrei voluto un po’ di blues-country per speziare il Chili con Carne del mio festival, ma Hardy ha dovuto cancellare, dunque mi sono rivolto allo storico gruppo danese The Sandmen.
Portano al festival il rock di frontiera in stile statunitense, questo é Il suono del loro nuovo corso.
Ancora molto amati, il suono rock c’è, e anche il pubblico locale sembra investito nella loro esibizione. Anche a loro viene riservato il benvenuto in stile Copenhell: con la banda delle majorettes che celebra questo evento con un crowd surfing di gruppo.

Purtroppo, sento di non riuscire a capirli come i molti nel pubblico che sono cresciuti con la loro musica – ammetto i miei limiti – ma assisto a un concerto indubbiamente piacevole.
Da veri cowboys scandinavi.
Anaal Nathrakh
Fury Birmingham
Inizia la cavalcata finale, carburando in attesa degli Slipknot con gli inglesi Anaal Nathrakh.
In attività da oltre 20 anni, mi conquistarono con il loro LP A New Kind of Horror, che il nostro Lele Mr. Triton aveva annoverato tra i migliori dischi del 2020. Non potrei essere più d’accordo con tale scelta, e con alte aspettative li attendo a Copenhell.

Si parte pesante con “Acheronta Movebimus / Unleash” e “More of Fire Than Blood”. Il cantante Sam Lynes attende al lato del palco, testa bassa, vagando veloce in cerchio – un rituale che cresce d’intensità canalizzando energia distruttiva.
E questo è: si aprono le corde vocali e il blackened metal fa onda d’urto dal palco. Tecnici, infuriati, un po’ di spazio per il prog, molto spazio al blackened metal melodico.“In the Constellation of the Black Widow” è spaventosamente imponente. Un concerto che celebra il rock estremo.
Corna alzate, anche oggi ci viene data la nostra dose di metal quotidiano.

Slipknot
Una tradizione da conservare
Niente foto – siamo sollevati e liberi di diventare bestie da pit. Grazie!
Corey Taylor porta gli Slipknot a Copenhell per la quarta volta, e ci assicura che continueranno a tornare, anno dopo anno.
A 25 anni dall’uscita del self-titled, il cantante rispolvera la maschera storica con i rasta. Generosamente, porta in scaletta “Wait And Bleed” e “Nero Forte”, non esattamente due canzoni tra le sue favorite per i live. Purtroppo, Shawn “Clown” Crahan ha dovuto abbandonare il tour per motivi personali. Gli siamo vicini, ma il suo contributo ci manca, tanto.
Novità di quest’anno: Eloy Casagrande (Sepultura) alla batteria fa squadra con Sid per aggiustare il suono orfano del percussionista, ed anche intaccato da qualche piccolo problema di voce di Corey.
Funziona piuttosto bene. Anzi, la verità è che tutto funziona benissimo lo stesso. Il suono non era il leggendario Slipknot-metronomo? Non importa, nel pit ci siamo divertiti quanto ad ogni altro loro concerto.
“Unsainted” rimane dal vivo un pezzo eccezionale, e nel pacchetto trovi anche “People = Shit”, “Psychosocial”, “Duality” e “Spit It Out”. Entro nel pit con gli amici, ed esco dal pit con nuovi amici: siamo tutti uniti dallo sforzo di sollevare persone sopra la nostra testa, un nastro trasportatore che porta più bagagli pesanti del volo Roma-Tokyo.
Forse non abbiamo ascoltato con abbastanza attenzione la musica di questa esibizione, ma tutto ci é parso euforicamente perfetto. Ci siamo divertiti come bambini e vogliamo pogare sulle loro note anno dopo anno, per tanti anni a venire.
Corey cittadino danese subito!
Health
Il noise della staffa
Il concerto finale è una scelta difficile: Sodom e Blood Incantation tentano tanto. Tra i due litiganti noi godiamo con Health.
La band industrial-sperimentale è passata raramente in Europa, e in Danimarca manca da moltissimo tempo. Noi ci dobbiamo essere.
Il trio di Los Angeles sale sul palco, ma problemi tecnici affossano l’elettronica. Benjamin Miller ha il suo momento: per quasi dieci minuti va di assolo di batteria e tiene calda la brace.

Il rientro di synth, voce e chitarra avvampa le fiamme. Questo è il nostro momento di puro divertimento: il beat dark a 120 bpm funziona benissimo. Diamo sfogo alle ultime energie e quando le gambe cedono le braccia ci sollevano in crowd-surfing, dopo esserci tanto prodigati con gli Slipknot ne meritiamo almeno due giri (più uno di bonus).
Timidamente, il cantante Jake Duzsik, impressionato dalla pazzia sotto il palco, prova un’apologia: “Scusate se non grido forte come gli altri gruppi”. Un urlo selvaggio dal pubblico sovrasta le sue parole. Un leggero sorriso tra le labbra fini sottolinea un certo compiacimento nel sentirsi zittito dalla frenesia del pubblico.
Non si può fare altro che far ripartire la base ed alzare il volume.
Invasati (noi) Amabili (loro).
Ci aggrappiamo agli ultimi brandelli di festival nella notte fonda (che in questa stagione corrisponde con l’alba), ma la nostra festa continua al Biergarten e fuori dal festival. Questo è il momento solo per gli amici, questo é il momento che non si racconta: si vive e basta, rimane nei ricordi di chi l´ha vissuto.
Chi verrà, vedrà.
Festival Extra: Copenhell Rock Academy e la Galleria della Copenhell Family
Chiudiamo con la nostra galleria del pubblico, che quest’anno è dedicata alle ragazze della Copenhell Rock Academy.
Vogliamo che questo festival diventi ancora più accogliente per qualsiasi essere umano che voglia celebrare il metal !

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Crediti e ringraziamenti
Foto: Stefano_c_o & Davide Bonavida
Scrittura: Stefano_c_o & Davide Bonavida



































