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In pista dal 2019 gli svizzeri Fighter V propongono una miscela di hard rock melodico e di AOR made anni ’80 confermato con coerenza e attitudine in questo nuovo e terzo lavoro in studio intitolato: Deja Vu. I primi due dischi: Fighter del 2019 (prodotto da Jona Tee degli H.E.A.T.) e Heart Of The Young, uscito nel 2024, che vede l’ingresso dell’attuale cantante Emmo Acar, ricevono una buona attenzione da parte della critica e da parte degli amanti del genere. Tutto questo porta alla firma con la Frontiers Music e soprattutto una grande occasione per farsi conoscere da un pubblico più vasto. Per la cronaca la formazione è composta da: Emmo Acar alla voce e alla produzione, Roman Stalder al basso, Lucien Egloff alla batteria (unico membro originale) e il nuovo arrivato Valentin Lobe alla chitarra. Le tastiere sono suonate e prodotte da Victor Olsson, il sassofono da Magnus Hägglund e i cori curati dal produttore vocale Ronny Lang, da Victor Olsson, da Emmo Acar e da Tess.
Tutti i brani della raccolta riflettono la fortissima influenza dei loro idoli musicali, come i Whitesnake, i Journey, i Survivor e i Bon Jovi, così come il loro amore per l’epoca d’oro dell’hard rock e dell’AOR ottantiano che tanti proseliti ha fatto da quei tempi fino ai giorni nostri. Da qui l’appropriato titolo dell’album, Deja Vu, che parte in quarta con la classica “Raging Heartbeat”, canzone AOR, dove i luminosi passaggi di tastiera si affiancano ai ringhianti accordi di chitarra elettrica creando così la base per accattivanti melodie guidate dalla rauca e a tratti inquietante ugola del singer elvetico. Musicalmente nulla da dire, anzi colpisce il melodico e cinematografico ritmo hard rock guidato dalla chitarra di Valentin ma ciò che colpisce di più è la voce di Emmo Acar che possiede una timbrica aspra, teatrale (a volte esagerata) e blueseggiante che ricorda un certo Coverdale dei vecchi tempi. Nella scatenata e corale “Victory”, Acar intelligentemente non asseconda la sua passione per le amplificazioni vocali lasciando così evidenza e spazio ad un refrain melodico sostenuto egregiamente da una galoppante sezione ritmica e da una grintosa e melodiosa sei corde elettrica. Completano il quadro delle tastiere dal sapore gloriosamente europeo e un delizioso assolo di chitarra che emoziona positivamente anche l’ascoltatore più scettico. La successiva e superba “Made For A Heartache” si muove con disinvoltura, tra l’AOR e il pop rock, con un travolgente ritornello e delle armonie articolate. Il tutto sfocia in una forte esecuzione strumentale vanificata un po’ dalla timida e troppo, questa volta, pulita voce del frontman. Il lento “Foolish Heart” è l’emblema di un ritorno al passato che la band interpreta alla perfezione emanando un sottile suono basato sulle tastiere e sui pregevoli assoli di keytar e di chitarra elettrica. Si ode anche quel “tocco” classico tipico dei Whitesnake nella timbrica vocale di Emmo e soprattutto nel finale un elegante suono di sassofono.
Nella parte centrale del disco troviamo invece un paio di brani hard and blues più grintosi e grezzi, come la title track che parte in quarta in modo aggressivo senza però sfociare in un indovinato ritornello ma evidenziando la performance del leader Acar capace di graffiare e mordere i timpani come se fosse una belva affamata. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è pure la cadenzata “Stand By Your Side”, dove l’incalzante sezione ritmica e la pungente sei corde elettrica creano l’ottimale tappeto per la potente e rauca voce del cantante svizzero. La qualità della voce mostra una capacità camaleontica e sempre riconoscibile in un contesto collaudato e super armonioso. Insomma, la bravura e la classe del quartetto non si discute ma alcuni brani sembrano tutti poco originali e familiari. Questo discorso vale anche per la sdolcinata ballata “All Your Love” che a differenza delle altre tracce è però una song di rock melodico di altissimo livello con un grande e ammaliante ritornello. La stessa ardente passione emerge in “Hold The Time”, brano che sembra uscito dai primi e indimenticabili Bon Jovi ma anche dalla mente fervida del giovane David Coverdale. Un altro pezzo vincente è la ballata “Break Those Limits”, traccia romantica e di grande atmosfera in cui la determinata e pacata ugola del singer è aiutata da dei bei cori a piu’ voci. Qui, il consiglio è di chiudere gli occhi e farsi trascinare dalle calme onde sonore di un arpeggiante chitarra elettrica protagonista in un assolo insieme alla solita e sfavillante tastiera e ad un timido sassofono finale. Le corde vocali del cantante, nell’ultima e spavalda “Victim Of Changes”, confermano quella prodigiosa sensazione di indovinata e zuccherosa melodia ma anche di assoluta potenza rock che il gruppo interpreta alla perfezione senza mai uscire fuori dai cliché del genere. Il titolo Déjà Vu non è messo a caso ma consapevolmente perché i musicisti navigano senza paura seguendo i maestri (Journey, The Storm e Strangeways, solo per citarne alcuni) che li hanno preceduti quando tutto è nato e quando questa musica era all’apice della popolarità. I Fighter V sanno di non portare nulla di nuovo ma sanno pure che il loro scopo è quello di far viaggiare e ipnotizzare le menti degli ascoltatori attraverso i suoni dell’epoca d’oro dell’AOR e dell’hard rock melodico. Con nostalgia ma con tanta fermezza ci sono riusciti e sicuramente daranno del filo da torcere a band più importanti come gli Eclipse, gli H.E.A.T., i Nestor, i Daytona e i One Desire.
“L’album contiene una varietà di stili, come il precedente, grazie alla collaborazione con Dave Niederberger (ex cantante dei Fighter V) e Roman ed Emmo. Influenzati dai nostri idoli degli anni ’80, rendiamo omaggio all’epoca d’oro dell’hard rock melodico/AOR, cosa che si percepisce nell’autenticità del nostro sound. Il titolo Deja Vu non è solo il titolo dell’album, ma anche quello di una delle sue canzoni. Questa classica citazione francese descrive gli eventi che vediamo già arrivare ma da cui non possiamo sfuggire. Si ripeteranno perché alcune cose sono scritte nella pietra”, affermano gli artisti.



