ROBIN BECK – Living Proof

Titolo: Living Proof
Autore: Robin Beck
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: AOR
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Music

Formazione:

Robin Beck – Voce

Ospiti:

James Christian
Tommy Denander
Peppy Castro
Steve Bondy
Johan Kullberg


Tracce:

01. Living Proof
02. Love and Money
03. Trouble or Nothing
04. What A Night
05. Karma
06. Never Gonna Let You Go
07. Na Na
08. Voodoo
09. Don’t Tempt Me
10. Let It Rain


Voto del redattore HMW: 6/10

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Il titolo del nuovo album di Robin Beck Living Proof (Prova Vivente) è sicuramente indovinato per un’artista di questo calibro che continua giustamente la sua carriera grazie ad una voce che non si arrende al tempo e all’invecchiamento. La settantenne statunitense mostra ancora talento, passione, grinta e soprattutto tanta resilienza. Certo, dalla leggendaria “First Time” del ’89, hit al numero uno nelle classifiche degli Stati Uniti grazie a una famosa pubblicità della Coca-Cola dell’epoca, è passata una vita.

Nonostante le canzoni e i dischi successivi non abbiano raggiunto quel clamoroso successo, Robin è stata sempre all’altezza della situazione ammodernando il suo sound senza mai perdere la sua essenza. Sfortunatamente non abbiamo avuto l’opportunità di vederla in concerto al Frontiers Rock Festival di quest’anno perché sarebbe stato un piacere ed un onore poterla ammirare dal vivo. Purtroppo, dei seri problemi di salute hanno portato alla cancellazione della sua presenza e di quella del marito James Christian cantante e leader degli House Of Lords, che in questo disco collabora con la moglie imprimendo un piacevole strato di intimità e di familiarità. L’iniziale e spavalda title track mette in chiaro che la cantante non e’ finita perché la sua esperta ugola è ancora sensuale, passionale e ricca di soul.

Quando si ha alle spalle James Christian, che scrive i pezzi con Tommy Denander e al missaggio hai Denis Ward e Chris Lord Alge, allora si capisce come questa artista mantenga sempre alta l’asticella. Il suono poi si indurisce con la combattiva “Love And Money” e si mantiene sulla stessa lunghezza d’onda pure nella cadenzata “Trouble Or Nothing” (chiaro riferimento al titolo del suo album di più successo del 1989). Entrambi, possiedono l’essenza dell’hard rock melodico dove spiccano dei melodici ritornelli, un precisissimo lavoro di chitarra che alterna robusti riff di chitarra a prolungati e virtuosi assoli  e una produzione molto moderna. Attira da subito il tocco emotivo e semplice degli strumenti impreziositi dalla voce roca e calda della Beck, come nel caso della lenta e cinematografica “What A Night”, dai tocchi anche orchestrali, in cui la Robin perde tutta quella verve rock che aveva irradiato nei primi tre pezzi. Si, perché a partire da questo brano l’artista e James puntano su suoni più AOR e commerciali abbandonando momentaneamente l’energia del rock and roll. In ordine: la ritmata e sdolcinata “Karna”, il mid tempo e malinconico “Never Going To Let You Go” e il riempitivo e divertente brano di dance rock “Na Na Na” pur rifacendosi, in parte, al periodo ottantiano non hanno mordente e sembrano troppe radiofoniche. Le tastiere superano addirittura l’efficacia e la forza della sei corde elettrica del bravo Christian puntando su un suono piu’ pop che rock. Per fortuna con l’incalzante ed elettronico “Voodoo” cambia qualcosina in termini di robustezza anche se i troppi e ossessivi campionatori creano solo fastidio rovinando una traccia atmosferica e funky che poteva ergersi invece solo sulla forza della chitarra elettrica. In termini di gradimento l’americana e il consorte puntano a qualcosa di nuovo e di facile ascolto come se dovessero accontare i tempi attuali per avere piu’ visibilità. La penultima “Don’t Tempt Me” sprizza invece note di puro AOR in cui i musicisti partono lentamente per poi convergere in modo più incisivo culminando nell’esecuzione di un ritornello super melodico supportato da una performance vocale piena di grinta in cui Robin Beck canta a squarciagola e con altissimi acuti. La classica e vibrante “Let It Rain” chiude un undicesimo album a corrente alternata  fatto di alti e bassi a livello creativo. Il pezzo è roccheggiante, grintoso ma anche emotivo con la chitarra che diventa più espressiva, la tastiera più toccante e la voce più sensibile.

Living Proof però non convince per questa nuova strada intrapresa perché nonostante sia un disco abbastanza contemporaneo e per un certo verso coraggioso sembra puntare piu’ alle vendite che alla vera e propria qualità del prodotto. Decisamente molto meglio il penultimo Love Is Coming di sei anni fa!

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