DAN BYRNE – This Is Where The Show Begins

Titolo: This Is Where The Show Begins
Autore: Dan Byrne
Nazione: Regno Unito
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Dan Byrne – Voce
Glenn Quinn – Chitarra
Colin Parkinson – Basso
Max Rhead – Batteria


Tracce:

01. Saviour
02. She’s The Devil
03. Praise Hell
04. Sober
05. Cherry & Leather
06. Death Of Me
07. Temple
08. Pulling Me Under
09. Hate Me
10. Home


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Aspetto da qualche settimana e con trepidazione quest’uscita discografica del debuttante Dan Byrne (ex Revival Black) con l’album This Is Where The Show Begins pubblicato qualche giorno fa dalla nostrana Frontiers Music. Dal vivo al Frontiers Rock Festival il cantante suscita molto interesse per la sua calda timbrica vocale e per l’hard and blues che propone ricordando molto il sound dei connazionali Inglorious. In studio il giovane musicista conferma il suono grintoso, ruvido, spavaldo e sfacciatamente rumoroso che aveva colpito in positivo il pubblico del Festival italiano. La sua voce possiede quella potenza e quella sensibilità che si scontrano e si bilanciano in modo controllato alla sua sfrontatezza interpretativa e alla sua attitudine rock.

Il rock and blues è in generale fonte di grandi emozioni e lo si sente nella granitica e ritmata “Saviour”, brano di puro rock in cui Dan fa esplodere dalle sue rauche corde vocali anche un suono puramente gospel. Il lavoro di chitarra di Glenn Quinn è enorme perchè ogni riff chitarristico è mirato e ogni assolo emana tecnica e durezza che sfociano in note grezze e sporche. Questo è il caso anche della successiva “She’s The Devil”, dove la chitarra e la sezione ritmica emanano un rumore tossico e distorto sotto i colpi di un cantato a squarciagola che si placa solo in alcune parti lente e ambientali della composizione. La classicità della rock and blues “Praise Hell” mette in mostra l’abilità vocale del singer di immergersi nel blues e nell’AOR con dei magnifici e pacati toni vocali che aiutano la melodia del pezzo. C’è una vena ribelle in Dan che si esalta quando il brano, verso la fine, alza i ritmi nel gradevole e orecchiabile ritornello.

Byrne sa anche essere meditativo e drammatico, come nel caso della cadenzata e ambientale “Sober”, in cui il suono rallenta spostandosi verso un grunge novantiano, ma anche verso un hard rock moderno. L’opera è un flusso continuo di energia, in cui ogni canzone alimenta la successiva legandosi ad un filo comune, ovvero una sottile ed energica tensione, come se la musica fosse pronta a esplodere in tutta la sua forza da un momento all’altro. La tirata e ruvida “Cherry & Leather” ne è un ulteriore conferma con un suono che si orienta verso un rock alternativo in cui il vocalist britannico mostra dinamicamente anche una timbrica soul oltre a quella tipicamente roccheggiante. Il proseguo con “Death Of Me” si addentra in territori più cupi, malinconici e moderni. Il ritmo è lento e aggressivo per via di una tagliente chitarra elettrica e di una precisa sezione ritmica capaci di creare un robusto ma anche un melodico refrain. Le pulite e acute corde vocali del cantante si adattano brillantemente ai possenti e introspettivi arrangiamenti. Nell’ipnotico pop rock di “Temple”, Dan usa sempre la formula vincente di creare contrasti sonori tra momenti leggeri e calmi ad altri piu’ dirompenti e veloci. Questo lavoro supportato egregiamente da Colin Parkinson al basso, da Max Rhead alla batteria e dal guitar hero Glenn Quinn alla sei corde elettrica è il terreno fertile per la camaleontica e flessibile voce di Byrne che sinceramente è molto simile a quella del connazionale Nathan James dei già citati Inglorious. Piace pure la brutale, ma anche emotiva “Pulling Me Under” interpretata dal vocalist in modo sofferente e doloroso. Questo è un brano di rock alternativo o di industrial hard rock molto tenebroso e inquietante. Gli strumenti sono alquanto incalzanti portando il suono ad un travolgente e melodioso ritornello che ammalia al primo ascolto. Dopo questa enorme tensione sonora Dan e la sua band si rituffano con la ruvida “Hate” in un hard rock piu’ pesante e rapido sputando addosso tutta la negatività e la tensione accumulata prima di questo poderoso debutto. Il pezzo, grazie alla chitarra elettrica, è tagliente, diretto e senza compromessi con un’attitudine provocatoria che colpisce immediatamente. La voce di Dan Byrne è ancora potente e determinante per la buon riuscita della song per via dei suoi spaventosi e ribelli acuti che ricordano un certo David Coverdale dei tempi d’oro. L’ultima e corale “Home” chiude in bellezza un disco vibrante e appagante che con quest’ultima traccia raggiunge l’apoteosi. La canzone è un leggero pop rock molto radiofonico interpretato con dolore e passione a livello vocale che alterna parti calme e riflessive ad altre più slanciate e coinvolgenti. Anche qui il ritmo è studiato costruendo picchi e avvallamenti senza mai perdere il filo della melodia. L’atmosfera calorosa e blueseggiante mischiata con il rock e l’hard rock, associate ad una limpida produzione, riescono alla perfezione e sembrano presagire un futuro roseo e pieno di successi per questo straordinario cantante.

This Is Where The Show Begins di Dan Byrn non inventa nulla di nuovo ma porta all’attenzione un singer di tutto rispetto che merita di farvi compagnia e da colonna sonora per questa lunga e bollente estate.

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