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La Sony Music ha pubblicato una raccolta di successi dei Judas Priest. La notizia è questa, non sembra un granché ma in realtà da dire ce n’è molto. Si perché ogni volta che esce un best of la domanda che immediatamente si pone è: “che bisogno c’era di fare un’altra raccolta? Solo per ragioni commerciali, maledetta massoneria delle case discografiche!”. Sapete che vi dico? Personalmente una ragione non l’ho mai trovata, ma devo dire che le raccolte mi piacciono. Per questo cercherò di raccontarvi perché questa, in particolare, l’ho apprezzata molto. Al di là della mia pigrizia perniciosa che non mi permette di fare da me queste scalette con i miei brani preferiti perché mi rompo subito, il quid che rende apprezzabile una simile operazione sta proprio nelle scelta delle canzoni.
Mi spiego meglio. Una raccolta di pezzi famosi buttata lì tanto per fare cassa è un conto, ma se invece creo una retrospettiva di successi che cavalcano decadi diverse e presentano la band in tutta la loro storia, allora la questione è diversa. Ed è proprio questo quello che mi piace di questo disco. Ma andiamo nello specifico. Abbiamo 16 brani a disposizione e il primo è “You’ve Got Another Thing Coming”, tratto da Screaming For Vengeance del 1982, Segue “Lightning Strike”, dal recente Firepower del 2018. Terzo “Breaking The Law” (non poteva mancare) da British Steel, e siamo nel 1980. Poi ecco “Beyond The Realm Of Death”, bellissima e struggente, pubblicata su Stained Class nel 1978. Tocca poi a “Painkiller” immancabile e furiosa, dall’omonimo album del 1990. Sesto pezzo “Hell Bent For Leather”, un classicone del Judas tratto da Killing Machine nel lontano 1978. Settimo “Rocka Rolla”, brano che ha ancora tutte le influenze degli anni ‘70 (con tanto di armonica!), ma definisce già chiaramente la strada che percorrerà la band negli anni a venire, ed esce nel full length Rocka Rolla del 1974. Sì, avete letto bene, nel’74. Anno degli inizi di tanti gruppi che diverranno leggendari, come Iron Maiden, Ac/Dc o Ramones, tanto per… Tocca poi a “Turbo Lover” del 1986, pubblicato in Turbo, che ai tempi fu accolto tiepidamente da critica e pubblico, accusato di un ammorbidimento dovuto all’uso di effetti elettronici. Ricordiamoci che erano gli anni delle synth guitar e delle tastiere, in quegli anni uscirono 1984 di Van Halen, con la sua immortale intro di Hammond o, poco più tardi, Seventh Son Of A Seventh Son degli Iron Maiden. Insomma i tempi erano quelli, la N.W.O.B.H.M. era in difficoltà e si cercava roba nuova. Ma torniamo al nostro disco. Siamo giunti a “Electric Eye”, un brano imprescindibile, enorme, tra i più iconici dei Judas. Pubblicarono questo capolavoro (come tutto l’album, del resto) in Screaming for Vengeance, il 17 luglio 1982. Segue “Crown Of Horns”, e torniamo così momentaneamente nel nostro millennio, tratto da Invincible Shield del 2024. Su questa scelta tornerò più avanti, tenetelo a mente. Ecco ora arrivare “Living After Midnight”, nuovamente da British Steel ,1980. Adesso tocca alla grandissima “Nightcrawler”, un vero marchio di fabbrica della band di Birmingham, e qui torniamo al celeberrimo Painkiller. Si passa ora all’ascolto di “Heading Out To The Highway”, brano di Point Of Entry del 1981, e qui gli anni ‘80 si sentono tutti. Quattordicesimo pezzo è “Better By You Better Than Me” preso da Stained Class, uscito nel lontano 1978 e dal suono ancora in via di definizione, ancora vagamente influenzato dalla psichedelia della metà anni ‘70. E adesso il gran finale. “The Sentinel”, uno dei miei brani preferiti, epico, potente, perfetto. L’album era Defenders Of The Faith, semplicemente un capolavoro del 1984, uno dei migliori lavori dei nostri amati, Chiude questa cavalcata tra anni e decenni “Diamonds And Rust” da Sin After Sin del 1977, che in realtà è una cover della cantante folk americana Joan Baez.
Ok, abbiamo finito l’ascolto. Si apre il dibattito, come per la Corazzata Potemkin o come diavolo si scrive. Ebbene, notato nulla? Bravi, mancano completamente all’appello brani tratti da Jugulator (1990) e Demolition (2001), entrambi con (guarda un pò) Tim “Ripper” Owens alla voce. Molto probabilmente scelta dettata da Rob Halford in persona, che non gradisce che si ricordino i Judas senza di lui. Assenti anche brani da Sad Wings Of Destiny (1976), Ram It Down (1980), Angel Of Retribution (2005) che segna il ritorno di Halford dopo ben 12 anni di separazione, Nostradamus (2008) e Redeemer Of Souls (2014). Insomma salta all’occhio che manca tutto il periodo del ritorno di Halford tranne un brano dal disco più recente (e qui sento odore di paraculismo), periodo che diciamo fosse di assestamento, con dischi che non brillano un granchè.
A questo punto è lecito chiedersi se valga la pena di spendere una ventina di sudati euro (sudatissimi visto il periodo) per una compilation. Io dico di si per i motivi che ho citato in apertura, ma anche perché è un modo comodo di portare con sé quasi tutto il meglio (ho apprezzato molto la scelta della scaletta, organica ed esaustiva della storia della band). E lo stesso vale se siete neofiti e non li conoscete un granché, in un colpo solo potete orientarvi con sicurezza tra quasi tutta la loro produzione. Come direbbe Mara Maionchi, per me è un sì!



