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Il super-gruppo americano degli Iconic è una band composta da musicisti esperti capaci di creare, anche in questo secondo disco in studio, grandi canzoni hard rock con un’identità sonora più chiara rispetto al disco di debutto e alle formazioni dalle quali provengono. Il gruppo riprende da dove aveva lasciato, offrendo un album hard rock compatto, rifinito e dichiaratamente ispirato agli anni ’80 grazie anche al mantenimento della stessa line -up composta sempre da Michael Sweet (Stryper) alla chitarra, Joel Hoekstra (Whitesnake) alla chitarra, Marco Mendoza (Thin Lizzy, Whitesnake, The Dead Daisies) al basso, Tommy Aldridge (Whitesnake, Ozzy Osbourne) alla batteria e Nathan James (Inglorious) alla voce.
Le chitarre elettriche sono già in primo piano nell’apertura della battente e ruggente “Cry No More”, dove l’interazione tra Joel Hoekstra e Michael Sweet partorisce dei tirati e taglienti riff chitarristici sostenuti dall’acutissima e profonda ugola del fenomenale Nathan e culminanti in un orecchiabile ritornello. A parte gli incandescenti assoli del duo chitarristico si ode l’abilità e la potenza di Aldridge dietro le pelli che nonostante l’età è ancora una macchina da guerra insieme alle ricche e trascinanti linee di basso di Mendoza. L’energica e martellante “All I Want” presenta un sound in cui le chitarre elettriche sono ancora più pesanti ma rimangono sempre ancorate nel regno del classico e ottantiano hard rock melodico. Tracce come la trascinante e orientaleggiante “Open My Eyes” e la fragorosa “Valley Of Lost Souls” alzano il livello qualitativo del disco presentando un elettrizzante lavoro di chitarra che coinvolge emotivamente già al primo ascolto grazie anche ad un robusto groove sostenuto da una superlativa sezione ritmica. L’apice delle armonie e del sentimentalismo si raggiunge in “Tears Keep On Falling”, canzone dalle forti influenze AOR che abbassa i toni dimostrando come il quintetto sappia creare delle ballate in cui la musicalità, l’atmosfera e l’intensità si fondono in modo drammatico.
Con la successiva “Take Me To The Place” esce invece alla luce il lato più heavy del combo statunitense con il mitico Michael che inizia con dei prolungati e roboanti assoli chiusi nel finale dall’amico Joel che a sua volta si cimenta in funambolici assoli di chitarra. In tutta questa grazia si ode la straordinaria e potentissima timbrica vocale del singer britannico, ricca sempre di sentimento e carisma. Balza, comunque, all’orecchio l’assenza di Michael Sweet alla voce solista. Peccato perché in Second Skin, nonostante James si occupa della maggior parte delle parti vocali, Michael duetta in due brani con lui rendendo il disco più variegato, mentre qui, questa mancanza di complementarità vocale tra i due delude un pizzico le aspettative.
Naturalmente chi ama i Whitesnake e gli Stryper trova qui pane per i propri denti, come nel caso della sdolcinata e super melodica “Written In The Stars”, dove Michael sfodera dei fantastici riff in stile Stryper e dove James canta questa volta in modo più pacato e più pulito. Nonostante la grande varietà di giri di chitarra e di strepitosi assoli si può, conoscendo bene i due guitar hero americani, distinguere chi sta suonando una particolare parte di canzone e chi un’altra grazie anche all’ottima e chiara produzione del disco. Se la vivace e ritmata “S.O.S” mette in mosto la loro abilità esecutiva e la simpatia per il funky e il blues, tranne che per gli assoli al fulmicotone tipicamente metal, la susseguente e pacata “Nothing Left For Me” rallenta bruscamente i ritmi e la vigoria esecutiva degli strumenti. Anche Nathan addolcisce le proprie corde vocali adeguandosi all’ambientazione più soft e armoniosa sviluppata dalle due chitarre e dalla sezione ritmica. A quanto pare gli Iconic non vogliono puntare alle tradizionali power ballad ma ad un suono più energico, diretto e roccheggiante ed il risultato finale gli dà ragione.
L’ultimo brano in scaletta è il singolo “Heart Of Stone” pezzo, dall’orecchiabile melodia alla Whitesnake dei tempi d’oro, meravigliosamente interpretato dall’elegante e ipnotizzante voce dell’inglese Nathan James. Il lavoro di chitarra è caratterizzato da sonorità vellutate e assoli squisiti. Il ritmo è a tempo medio, studiato appositamente per accompagnare le due robuste chitarre elettriche che guidano l’ascoltatore verso un melodioso e memorabile ritornello.
II è un album ottantiano solido e coeso, piacevole da riascoltare ma senza brani memorabili che possano rimanere nella storia gloriosa del genere. Spiccano comunque gli ottimi assoli dei due chitarristi e in particolare quelli dell’egregio Joel Hoekstra, non a caso considerato uno dei migliori chitarristi di classic rock al mondo, una sezione ritmica da paura e con una intensità unica nel suo genere e un cantante dalla voce eccezionale che riesce a trasmettere pathos ed energia a tutte le composizioni dell’opera.



