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I Grand, band AOR di Stoccolma, tornano dopo due anni dal bellissimo Second To None, con il nuovo Guilty Pleasure, terzo album in studio con l’importante novità di non essere piu’ un trio ma un quintetto a tutti gli effetti. Infatti, oltre agli storici Mattias Olofsson alla voce e Jakob Svensson alla chitarra, troviamo Johannes Arvidsson al basso, Maja Thorén alla tastiera e Axel Nilsson alla batteria. Se avete ascoltato i loro precedenti lavori noterete come il gruppo abbia alzato l’asticella in questa nuova opera creando ancora una volta un sound cinematografico e al tempo stesso profondamente emozionante per un AOR moderno che fonda le sue radici sui mitici e irripetibili anni ’80. Se non li conoscete, allora noterete le forti influenze di band come Starship, Foreigner, Toto, Mr. Big e Giant, ma gli svedesi riescono a mettere del proprio rispettando anche l’importante tradizione del rock melodico scandinavo.
Il gruppo afferma: “L’album è una raccolta dei nostri piaceri proibiti. Abbiamo fuso l’AOR con il rock e il pop degli anni ’80 in un mix energico e pieno di pura gioia, il tutto avvolto da una produzione moderna e di alto livello. Con una solida formazione di cinque elementi, siamo tornati più grandi e audaci che mai.”
I sontuosi arrangiamenti e le azzeccate melodie si odono già dall’apripista e sentimentale “Wild Heart”, dove la lussureggiante tastiera di Maja Thorén apre per la passionale e versatile voce di Mattias Olofsson, seguito dalla leggera e armoniosa chitarra elettrica di Jakob Svensson. Il tutto culmina in un ritornello emozionante e super melodico che sinceramente tocca l’anima. Dopo tanto romanticismo, la scintillante tastiera ci trasporta ancora negli anni Ottanta nella successiva title track grazie anche ad una armonizzazione più vivace e ad un cambio di tonalità che sfociano in un bel ritornello, mentre la frizzante sei corde elettrica sprigiona riff incisivi e un assolo impetuoso e coinvolgente.
La pulita e acutissima voce di Olofsson rappresenta la perfezione e la versatilità per siffatti suoni che sembrano uscire dalle colonne sonore ottantiane di film di successo. Questo aspetto continua anche nelle successive “Have A Little Faith In Me” e “Coldhearted”. La prima è una vera e propria hit radiofonica in cui prevale una mielosa melodia guidata non solo dai soliti e brillanti giri di chitarra ma anche da basso di Johannes Arvidsson e dalla batteria di Axel Nilsson che forniscono anche la forza trainante per ogni brano del platter. La seconda ha un ritmo più veloce e robusto ma la pacata e fresca timbrica vocale mantiene sempre il suono in atmosfere tranquille e melodiose che raggiungono il culmine in un ammaliante e canticchiabile ritornello. L’indispensabile tastiera poi riesce a bilanciare la spinta di una battente sezione ritmica e i roboanti e vorticosi riff della chitarra elettrica capace anche qui di realizzare uno stupendo e tecnicissimo assolo. Quello che colpisce fino a questo punto del disco è il tocco di varietà dei Grand, che pur rispettando tutti i clichè del melodic rock internazionale non sono mai banali e ripetitivi.
Un’ulteriore prova è data dal proseguo di “Party Galore” in cui i ragazzi scandinavi sviluppano un pezzo cadenzato ed esuberante che poggia le sue basi sul pop rock e su una serie di cori che impreziosiscono un refrain già coinvolgente e sempre melodioso. Carina è anche l’ottantiana “Still So Beautiful” accompagnata da una formidabile e sdolcinata tastiera che crea incantevoli ambientazioni per le splendide e versatili corde vocali del singer nordico. Qui un assolo di sassofono ne esalta ulteriormente l’inconfondibile atmosfera anni Ottanta sembrando mettere da parte la chitarra, ma è solo un’impressione perché quest’ultima mantiene sempre i suoi spazi e il solito ed esaltante assolo.
“I’m Ready” riprende invece il ritmo delle prime tracce della set list sviluppando sempre una gradevole armonia che sprizza energia e positività da tutte le note. I Grand sono più convincenti quando irrobustiscono il proprio sound rendendo le canzoni piu’ personali ma questo non significa che gli altri brani siano da meno, come per esempio nel caso della riflessiva e drammatica “Undo” costruita sui tocchi magici della keyboard e sulla timbrica pulitissima e ipnotica del vocalist vichingo. Le ballate ottantiane “Amelie” e “Love Me Or Leave Me” riprendono la strada maestra del puro e collaudo AOR in cui i Grand riescono a creare dei grandi ritornelli orecchiabili che non si tolgono dalla mente soprattutto nella prima e dove il virtuoso assolo è affidato alla tastierista Maja Thorén. La seconda e ultima in scaletta è un brano commovente guidato dalla chitarra classica, dalla calda e rassicurante voce del bravissimo Mattias e dall’aggiunta degli archi che offrono una gradita variazione.
Guilty Pleasure è un album curato nei dettagli, ricco di meravigliosi ritornelli, una produzione sontuosa e di alcune memorabili melodie ma è soprattutto la definitiva crescita di una band capace di raggiungere una perfetta alchimia tra tutti i suoi componenti. L’influenza degli artisti del passato si sente, ma non è predominante perché questi giovani musicisti non si limitano a guardare solo ad un lontano passato, ma si sforzano anche di andare oltre alla ricerca di qualcosa di più attuale ed originale. Non è facile ma il coraggio e la vena creativa non mancano per unire sapientemente qualità e stile.



