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Continua a imperversare la moda di intitolare album thrash in latino: dopo Persona Non Grata degli Exodus, Lux Æterna dei Metallica e “Para Bellum” dei Testament, anche gli Anthrax non vogliono essere da meno. La locuzione latina cursum perficio significa più o meno “il mio viaggio è giunto al termine” (anche se il quintetto ha già dichiarato che non sarà l’ultimo album) e allude all’iscrizione posta in una targa nella residenza di Marilyn Monroe. Con un’immagine di copertina molto bella e curata, nella quale per la prima volta non compare nemmeno il nome del gruppo e con la formazione degli ultimi tredici anni, (quella con Jonathan Donais degli Shadow’s Fall alla chitarra solista, per intenderci), questo nuovo lavoro mostra come suonare del buon thrash moderno nel 2026, senza estremizzazioni death, ammiccamenti hard-rock e senza neppure fossilizzarsi su suoni ottantiani.
D’altronde gli Anthrax sono sempre stati un gruppo anomalo: hanno un cantante che sa veramente cantare (è appassionato da sempre dei Journey, dei quali si diletta pure in una band tributo, i Beyond Frontiers), hanno flirtato a più riprese (e in tempi non sospetti) con l’hip-hop e, contrariamente a tante formazioni thrash, hanno sempre mantenuto un’attitudine giocherellona e “cazzara”. Per cui chiamatelo “melodic thrash” o come vi pare, ma quello che più trasuda da questo lavoro è competenza, da parte di chi, questo “sporco lavoro” lo fa da ben quarantacinque anni.
Dopo una trascurabile introduzione, la prima traccia,“The Long Goodbye”, è un buon compendio degli ultimi Anthrax, ovvero tempi medi e un ritornello molto melodico e la successiva e già conosciuta “It’s For The Kids”, è un bel pezzo veloce, contraddistinto da un buon rifferama e da piacevoli melodie vocali. “Everybody’s Got A Plan” è sostanzialmente un punk-rock che potrebbe far parte del repertorio dei Foo Fighters, ma che suona comunque bene e risulta sempre molto “Anthrax” e la successiva e notevole “The Edge Of Perfection”, dopo un’introduzione che potrebbe far pensare a una ballata esplode in un magma sonoro sostenuto dal blast beat di Benante (sempre batterista eccellente!), nel quale fanno capolino cori quasi pop; la canzone procede poi su tempi medi per poi accelerare di nuovo nel melodicissimo ritornello.
Più trascurabile “Infectious” che mostra un banale riff nu metal e noiose linee vocali, mentre “NYC 93” è una sorta di hard-core melodico tirato e infarcito di cori 100% Anthrax. Il pezzo che dà il titolo all’album è ancora un mid-tempo molto melodico con qualche accelerazione, ma che scorre piacevolmente, cosa che non accade in “T.O.M.B.”, dalle derive nu metal (probabilmente l’entrata di Benante nei redivivi Pantera, avrà avuto qualche conseguenza). Chiudono l’album “Watch It Go”, moderna e non disprezzabile e “My Victory”, altro pezzo riuscito e pregno di melodia.
Un album che farà storcere il naso ai puristi del genere (“questo non è thrash!”, “gli Anthrax sono dei traditori!”,“molto meglio l’ultimo dei Bestial Sodomizer”!!) ma che, senza far gridare al miracolo, vede tornare in pista uno dei gruppi pionieri del thrash invecchiati meglio.



