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Accogliamo il solstizio d’estate con quattro giorni di musica metal.
È il quindicesimo compleanno del festival e il programma è quanto mai vario, la locandina recita a grandi caratteri: Dizzy Mizz Lizzy, Prodigy, Billy Idol, Slipknot.

Noi di HMW siamo maiali da tartufo e scaviamo a fondo, correggendo così le triplette di headliner:
Giorno 1: Fiamme!
Skunk Anansie, Kittie, Julie Christmas
The Prodigy, Exodus, Syl x Eyes
Carcass, Dream Theater, Soulfly
Slipknot, Kim Dracula, Powerwolf
Se non conoscete ancora questo festival, vi rimandiamo ai nostri articoli su Copenhell 2024 e Copenhell 2023: stesso spirito, stessa struttura, stessa energia.
Prologo
Dieci giorni prima di Copenhell, una primaverile giornata a Vesterbro. Io e Davide facciamo aperitivo alla mensa di Absalon. “Davide, hai visto il programma di mercoledì? Vengono le Kittie e sono molto curioso per Poppy …”, Davide annuisce beve un sorso di Mirinda “Si, … e Skunk Anansie, che programma!”. Una manciata di noccioline sgranocchiate, briciole salate sui baffi di Davide “Sai cosa? Il mercoledì è un piccolo festival nel festival. Molti gruppi femminili di rilievo… forse dovremmo concentrarci su questa linea”. Non servirà alcuna risposta, nel silenzio era stato deciso che Il giorno 1 di Copenhell sarebbe stato dedicato alle ragazze del metal.
Giorno 1 – Fiamme!
Abbiamo contato i giorni per 361 lunghissime albe, e finalmente ci siamo. Una boccata d’aria, largo sorriso e occhi sgranati. Siamo pronti a tuffarci nella pece Metal che amiamo.
Si aprono i cancelli, ci siamo! Di passo spedito tra nuvole di sabbia argillosa ed eccoci ….
No, falsa partenza. I Dead Poet Society ci accolgono con una piacevole musica da ascensore. Volevamo una fiammata di metal danese per accendere la torcia ben irrorata di benzina, ma per ora solo scintille inermi.
Ma il destino decide di rimediare: Myles Kennedy cancella all’ultimo e lascia spazio a un’apertura davvero degna di Copenhell 2025: i Vulvatorius!
Vulvatorius
Esplosione Vulcanica
La batteria batte aprendo una voragine che si erge a cratere, lapilli infuocati di chitarra schizzano roventi dalla terra fratturata, il gorgoglio gutturale di Ditte e un fiume di lava che ci inonda dal palco.
La torcia si infiamma, Copenhell è iniziato!
Canotta cinturata da cuoio e metallo, Ditte è un’anima punk rivestita di metal. Corrosivi e roventi, i Vulvatorius portano la scarica di energia grezza e intensa che ci serviva per svegliarci dal torpore.

Si erano già fatti notare l’anno scorso, ma stavolta Ditte e compagni hanno fatto un salto di qualità: presenza scenica granitica, energia inarrestabile, confidenza da veterani. Hanno imparato a dominare la scena.
Ma forse, di questa esibizione, il momento che più mi ha sorpreso è stata l’introduzione a Mormor Sang. Una canzone forte che parla di aborto e stigma sociale; ma anche intimamente legata alla cantante e compositrice di testi, essendo ispirata ai racconti della nonna (vedi intervista qui). Sarebbe stato semplice cantare e basta, lasciando che fosse la melodia metal a conquistare i cori del pubblico. Invece Ditte, con l’incrollabile dolcezza della sua voce naturale, ne spiega il significato, trasformandola in una dichiarazione, una condanna e forse una preghiera.
100% Copenhell Fire.
Skunk Anansie
Megafono dell´anima
Un grande concerto, con una setlist perfetta per lo slot pomeridiano, tutto il resto é emozione.
La passione di Skin per la musica brucia ed emana calore oltre il palco, oltre le prime file, fino all’ultima persona del pubblico che sta comprando un panino al chiosco. Anche lei rimane avvolta da una dirompente forza e sincera fragilità.

Senza eguali, senza compromessi, esprime l’emozione di ogni nota con una vibrazione armonica che, dalle corde vocali, comanda il corpo e spalanca le labbra in un megafono di sentimenti profondi. Vederla cantare è arte appassionata, una personalità che si prende l’intero palco ma anche tutto il resto. Cantando “Weak” crea il momento magico. Quando, scesa dal palco, cammina tra il pubblico, si avverte un magnetismo, come se una connessione energetica sia avvenuta e si sia creato un tutt’uno con gli ascoltatori.

Il momento che ho trovato personalmente più inteso è stata l’esecuzione di “Charlie Big Potato”. Quando da ragazzino vidi per la prima volta il video in televisione fu uno shock – l’adrenalina, la chitarra distorta, il grido che sfonda il Mivar 10 pollici del cucinino. Riascoltandola oggi dal vivo, scopro la forza emotiva delle sfumature di una canzone caustica e violentemente dolce. L’empatia si matura col tempo, ma Skin me ne ha insegnato un altro po’ in quattro minuti.
Se ti lascia indifferente non é lei.
Kittie
Fire!
Ed eccole, le Kittie! In tour con il nuovo album Fire, attese da noi da… beh, dal 2000, con Il mitico LP Spit ci aveva stregati da adolescenti.
Io e Davide ci organizziamo per conquistare la prima fila. Durante il soundcheck spunta Mercedes Lander. Tentiamo (molto gentilmente) di strappare un’intervista ma non c’è tempo. Mercedes vede i lucciconi nei nostri occhi da groupie e ci concede una foto. Davide è arrossito come un adolescente al concerto dei Take That – mando lui (foto in galleria).

Il concerto ha tutto il necessario per riportarci nella dimensione metal: tecnica, grinta, divertimento e la bellezza di vedere un gruppo che suona metal dal profondo della propria passione. Le ragazze dell’Ontario sono professionalmente precise, ma non perdono il vibe unico di chi sta vivendo il proprio sogno. Si sente, si vede, si tocca: i primi crowd-surfing ci passano sulla testa.

Per noi appassionati di questa band un’esibizione speciale attesa da troppi anni, per ogni altro una bella ora di musica metal. Tutti, a questo concerto, hanno vinto.
Sentire “Spit” dal vivo è stato il momento più atteso, ma le canzoni del nuovo album Fire sono state un’aggiunta preziosa al loro repertorio, ma tra tutte, “Mouthful Of Poison” ha avuto il vibe perfetto per Copenhell.
Da mettere come colonna sonora del festival.
Poppy
Colpa nostra
Uno dei nomi di punta della nuova scena metal, Poppy promette tantissimo con il suo mix di elettronica, metal, pop e performance. Non sono permesse foto, deve proprio essere uno spettacolo imperdibile!
Il concerto inizia, ascoltiamo qualche traccia ma qualcosa non ci funziona. L’altissima l’asticella delle aspettative rimane solitaria sulla vetta di un pomeriggio caldissimo. Ma solo per noi, il pubblico giovane è tanto e si diverte non poco, vediamo moltissimi fan entusiasti. Siamo onesti, è colpa nostra. Le Kittie erano il nostro companatico preferito, e ora non riusciamo ad appassionarci al suono di Poppy.
Arriviamo alla realizzazione: Poppy non manca di qualità, ma la quantità di artisti emergenti visti ultimamente emulare il suo stile e le sue coreografie ci ha reso piuttosto insensibili. Siamo vecchi, non la capiamo, imbecilli noi.
Swartzheim
Sinceramente hardcore
Facendo uno strappo al programma, cerchiamo riparo dai giovanissimi Swartzheim. I danesi promettono di soddisfare il nostro bisogno di thrash metal veloce e gridato, con un twist di hardcore.
Mantengono la promessa anche a costo delle corde vocali. A dispetto di un microfono dal volume imbarazzantemente basso, il cantante grida dal profondo dei polmoni al limite delle umane possibilità. Kudos!
Pochi orpelli, ci piacciono, ci danno l’energia pura e diretta che oggi vogliamo.
Essenziali.

Ci sarebbe il concerto con setlist a richiesta dei popolarissimi Dizzy Mizz Lizzy, ma noi lasciamo spazio al pubblico locale e ci addentriamo nel boschetto di Udgaard a rifocillarci. Nonostante ciò, sentiamo oltre la radura il giro di chitarra di “Silverflame” dare il via a un gigantesco coro del pubblico. Alcuni minuti della magia della musica dal vivo ci vengono incontro, in silenzio assaporiamo le voci dei molti fan.
Indescrivibile anche dal bosco.
Julie Christmas
Nightmare before Midsommer
Fino ad oggi ho associato il nome di questa cantante di Brooklyn alla sua collaborazione con gli svedesi Cult of Luna (LP Mariner, 2016), quindi al metal ambient e melodico di quella band. Più incuriosito che speranzoso, dirotto Davide verso il suo concerto, sacrificando Vola e Dethklok.
Un muro di suono in mid-tempo riempie l’aria del bosco. Nel buio, una maschera demoniaca a led si avvicina al centro del palco. Le corde vocali si aprono in un’interpretazione drammatica e viscerale. Davide inizia a borbottare “…PorcoCán…”, il trentino sta esternando emozioni che non è in grado di verbalizzare. E forse neanche io sono pronto a descrivere.

Proviamo a visualizzare un collage.
Il muro di suono di Pornography dei Cure che accelera in un ambient drammatico. Leggere pause delicate tra la tempesta sonora invitano scorci più lenti, di risoluta intensità – Siouxsie and the Banshees.
Rimossa la maschera e abbandonati i cadenzati movimenti, Julie è una decadente bambola di Tim Burton e Henry Selick. Appesa a fili invisibili, interpreta la musica con movimenti ora immediati e istintivi, ora fluidi e compassati. Potrebbe essere goth, potrebbe essere punk, ma è metal macchiato di ogni sfumatura di dark.

Siamo senza parole, Davide balbetta solo profanità. L’atmosfera intimamente oscura di Gehenna ci inghiotte. I pensieri critici si dissolvono nella corteccia cerebrale, i lobi prefrontali si annichiliscono e lasciano al cervello primitivo il carico emotivo senza filtro.
Nei giorni seguenti ci siamo trovati più volte a chiederci l’un l’altro cosa fosse stato questo concerto. L’unica risposta che siamo riusciti ad articolare è stata:
“Che roba! Il miglior concerto del giorno”
Festival Extra: la street art di Copenhagen Poster
La cesta della biancheria del metallaro è un mucchio nero: su questo, i colori vibranti del lungo spray paint di CopenhagenPoster hanno trovato il loro miglior risalto.
25 metri di demoni verdi invadono Copenhell. Poteva essere New York, poteva essere Berlino, e invece è Copenhagen!
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Crediti e Ringraziamenti
Foto: Stefano_c_o
Scrittura: Stefano_c_o & Davide Bonavida


















