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I Generation Radio sono uno di quei gruppi nati per riportare in vita il mitico classic rock degli anni ’80 e nel primo e omonimo disco ci sono riusciti alla grande. Adesso, dopo quattro anni la band composta da Jason Scheff (Chicago) alla voce e al basso, Jay DeMarcus (East To West e Rascal Flatts) alla voce e alle tastiere, Tom Yankton (Yankton) alla chitarra e alla voce, Chris Rodriguez e l’eccellente batterista Steve Ferrone (Tom Petty e Average White Band), che sostituisce il mitico Deen Castronovo (Journey), ci riprova tornando con Take Two proponendo sempre dei potenti ritornelli e tantissima melodia.
DeMarcus dichiara: “È stato davvero divertente realizzare un altro album! Ci stiamo lavorando da un po’ e non vediamo l’ora che tutti lo ascoltino. Ancora una volta, tutti i membri della band hanno dato il loro contributo. Questi ragazzi sono fantastici ed è un onore fare musica con loro. Credo che questo disco sia il nostro lavoro migliore finora.”
Le ricche e gustose armonie, tipiche del genere, partono subito in quarta nella cinematografica “Montana Sky”, dove il puro AOR statunitense presenta delle venature country. Le voci di Jay e Jason, sostenute da alternati cori, guidano un’emozionante composizione in cui i vari strumenti seguono la fantastica e sensuale melodia delle loro passionali timbriche vocali. Ottimo biglietto da visita per un disco che cresce ascolto dopo ascolto dimostrando una maestria musicale di alto livello e riportando tutte le influenze musicali dei componenti del gruppo per un disco tanto fresco quanto nostalgico. Ne è un altro esempio l’accattivante e ritmata “The Melody” accompagnata da soavi e leggeri arazzi di tastiera e dalle strepitose e familiari voci dei cantanti, in cui spicca l’ugola di Tom Yankton, che fanno sentire da subito a proprio agio. Anche qui il sound dei famosi Chicago, l’abilità tecnica dei Toto e l’anima aperta dei fondamentali Journey creano una profonda e gioiosa atmosfera. Segue la sentimentale e semi ballata “These Days”, una versione rock rinnovata di un vecchio successo dei Rascal Flatts che fa sognare ad occhi aperti per le ambientazioni riflessive e romantiche che sviluppa. Qui la band riesce ad imprimere anche quella nostalgia che il country e l’AOR hanno sempre saputo esprimere così bene in tutto l’arco della loro storia. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo la ballata, “Maybe Monday” caratterizzata da un filo e a tratti acuto vocale che fa venire i brividi lungo tutto il corpo trasmettendo un’emozione autentica. Dopo questa scorpacciata di brani mielosi e alquanto zuccherati è l’ora del vivace pop rock di “Grass Is Greener” che presenta pure delle sfaccettature soul e una chitarra elettrica che con i suoi riff e i suoi prolungati assoli sprigiona un pizzico di rock bilanciando brillantemente questo mix stilistico. Piace pure la cadenzata e raffinata “Love History”, un’altra canzone di puro AOR in cui spicca una galoppante e limpida sezione ritmica sincronizzata egregiamente con le tastiere e una voce solista irrequieta e teatrale. Idem per la successiva e commovente , “Last Night’s Whiskey”, un altro fantastico e sognante lento dal melanconico ritornello cantato divinamente e in modo lamentoso. La ruffiana e armonica chitarra elettrica fa il resto risultando insieme alla tastiera e alla voce il fulcro centrale di un pezzo stellare. Vale anche la pena notare che oltre alla cover, descritta prima, dei Rascal Flatts, i Generation Radio propongono anche altre canzoni rivisitate, che suonano nelle loro esibizioni dal vivo come la robusta “Here I Go Again” dei Whitesnake eseguita in modo simile alla versione ottantiana che tanto ha fatto amare la band di David Coverdale. Poi c’è l’eccitante e fusion “You’re The Inspiration”, presa dai Chicago e che è esattamente il tipo di canzone che questa band è nata per suonare, mentre il rock and blues di “I’m Alright” di Kenny Loggins inietta una gradita esplosione di energia e divertimento. Stupisce la country/jazz “For A Soldier”, un filler di pochi minuti che si allontana leggermente da ciò che gli americani sanno fare a occhi chiusi e che sinceramente delude.
Per fortuna il disco chiude in bellezza con il raffinato ed elegante rock melodico orchestrale di “Hate This Heart”. Il brano sprizza emozioni da tutti i pori ed è guidato da leggeri riff di chitarra, da una sottile tastiera e soprattutto da una sentita e sfavillante interpretazione vocale di Jason Scheff. Take Two è nel complesso un buon lavoro di puro melodic rock, di elegante country, di allegro swing, di potente rhythm & blues e di pop all’avanguardia, prodotto e mixato in modo moderno. Purtroppo, le troppe cover ne abbassano decisamente la valutazione positiva.



