ROSKILDE 2025- Parte 2 – Tempesta Norvegese – Witch Club Satan x John Cxnnor, Body Void, Alice Longyu Gao


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Prologo


Traditi. Il sito meteorologico norvegese, considerato da tutti l’oracolo del weather report nordico, aveva promesso una settimana di caldo estivo e 0% di pioggia.

Infatti, piove a secchiate atlantiche, vento da ovest, freddo e umido.
Noi, preparati per prendere il sole, ci ritroviamo a pianificare ogni mossa per mantenere asciutti gli unici indumenti caldi. Due turisti a Miami in infradito, durante la stagione degli uragani.

 

ROSKILDE 2025- Parte 2 – Tempesta Norvegese

3 luglio 2025

Niente concerto degli Hu in programma, troppo rischioso inzupparci giá dal pomeriggio. Brindiamo a loro con latte di cavalla fermentato, che per noi è cacao-latte e rum. La nostra yurta si popola: ci raggiungono L & Elle. Don Laido e Suor Farcita hanno fatto germinare una piccola comunità Baffatesca.


Il richiamo del cibo ci spinge fuori dai ripari. Tra gli scrosci passiamo da un gazebo di studenti in festa all’altro, raggiungendo quasi asciutti l’area festival nel tempo record di 1 ora e 45 minuti (ne sarebbero bastati 15, ma se ti infili ad una festa vuoi non fare almeno un brindisi e assaggiare le loro bevande fatte in casa?).

 

Body Void

Vuoto Appiccicoso

Electric / Noise / Soundscapes / Sludge / Doom Metal. Hanno un biglietto da visita che riempie il New England e mezza Bay Area. Dalle review hanno distrutto ogni palco su cui sono passati e i loro album suonano di terrore profondo.
Chi se li perde? Non io! Abbandono Davide.
Prima fila in un Gloria la cui aria è pesante di densa umidità umana.

 

Body Void


Cade su di noi la base, potente e schiacciante, Janys-Iren Faugh smanetta tra i circuiti avvitati su una tavola di legno, la chitarra metal di Willow Ryan entra prepotente. Willow sta ben piantato nel suo angolino dell’headbanging metallaro, mentre il cantante contorce i suoni e le grida con un distacco da Cold-Wave. Il break di noise perverso strizza acuti cacofonici da banshee elettronico. Ricade la base, ci si accascia in una caotica accozzaglia sonora.
Ancora! E ce ne viene offerta un’altra dose.


Wash–Rinse–Repeat.


Janys-Iren spacca veramente tutto, la plancia di comando viene ribaltata da un gesto maldestro. Cade rimbalzando sul palco. Il rumorista continua a sparare orridi suoni elettronici con una mano mentre con l’altra tenta di attaccare cavi e aggiustare i circuiti fatti in casa.

 

 

Wash–Rinse–Repeat.
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Wash–Rinse–Repeat.
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Wash–Rinse–Repeat.


Dopo poche tracce il plot è chiaro: cosa ci sto a fare? Il pubblico sembra più confuso che terrorizzato. Partenza col botto, ma il concerto non prende il volo, trasformandosi in una sequenza ripetitiva.
È stato giusto provare, ma non vale la pena persistere; forse avrebbe funzionato ma in un altro contesto.

 

 

John Cxnnor & Witch Club Satan

L’esbat norvegese


Davide è frenetico. Dobbiamo andare! Prima fila per le Witch Club Satan!
Lo guardo perplesso, manca un’ora e mezza: “Ma Davide, è prestissimo! Cosa ti succede?”
“No, ora! Guarda, stanno già facendo il sound-check! Tra poco suonano, è proprio ora!”
Il palco è all’aperto ma coperto, loro sono sul palco, perché no? Faccio qualche foto, beviamo, importuniamo i passanti.

Vedo le fiamme della FOMO Nirvana 1994 nei suoi occhi. Brucia! Lo consuma!
Questa è la guerra delle macchine che stava aspettando, il ritorno dei fratelli Sejersen con il loro progetto più oscuro nel eretico Coven femmista norvegese.

La maledizione di Roskilde è vile e infierisce sull’anima martoriata di Davide.
L’infido torturatore voodoo infilza l´ago sotto lo sterno.
Davide inizia a sbiancare e pallido cerca aria, alcool e cibo da festival si ribellano.
L’aguzzino lo trafigge lentamente.
Davide é soccorso da L. e fila dopo fila escono dal pubblico verso il campeggio.
Davide ha pagato pegno per il Gran Rifiuto del 1994.

Io, l’epicureo, rimango in prima fila e brindo nuovamente con Elle.


Lo show “base” delle Witch Club Satan sono circa 60 minuti di solido black metal norvegese in cui viene eseguito il fantastico LP di debutto self-titled con alcune aggiunte. Chitarre distorte, voci taglienti, esattamente quello che ben conosciamo.

Con il collettivo John Cxnnor, le WCS debuttarono con il brano “Unlike Human” unicamente disponibile come videoclip dello spettacolo di Copenhell 2024 (proposto nella clip). Nel successivo show di John Cxnnor (Qui) aggiungeranno il brano “Hypothermia” con Heilung, un brano speciale non inciso e che non sará ripetuto senza la tribú.

 

 

Oggi è un’intera ora di sole WCS e John Cxnnor, ma non tutte le canzoni dell’LP si prestano al suono dei fratelli Sejersen. Ci si aspetta qualche sorpresa.

Si abbassano le luci, lenti e profondi battiti rimbombano dai mixer; in una fredda alba bianca tre vestali prendono posto, a lenti passi cerimoniosi, a braccia larghe sorreggendo incensi rituali. Larghe gonne, l’uncinetto annoda copricapi bicorni arcaici, seni e braccia nude. Il corpse paint diventa elemento rituale.

Witch Club Satan & John Cxnnor


In un bianco senza tempo, il lento beat scandisce una cerimonia primordiale, potenza femminile superba. “Fresh Blood, Fresh Pussy”. In cadenza doom eterea e rituale, la liturgia ha inizio.

L’energia cresce gradualmente, il beat non si fa mai violento come negli spettacoli precedenti, quasi a rispettare la solennità del culto. L’apice si raggiunge con una danza ritmata da un tempo veloce che si sviluppa fino alla frenesia, la circle pit viene invitata a prendere parte alla danza intorno a un invisibile idolo primitivo. Gioiosa, ribelle, edonistica e corrosiva, umana.

Witch Club Satan & John Cxnnor

 

Lentamente le luci iniziano a virare, il rosso prende il sopravvento insanguinando le vesti delle vestali, ora bandite streghe eretiche. La musica diventa sempre più pesante e la tinta sanguinea tinge i volti; il corpse paint diventa una maschera horror. Suspiria, danza maledetta.

Il rosso satura il palco, fine primo atto.

 

Witch Club Satan & John Cxnnor

 

Rasmus & Ketil continuano a far pulsare i coni delle casse, mentre la luce ritorna bianca.

Le norvegesi rientrano sul palco in nude-look e pensanti stivali: solo i lunghi capelli neri coprono il corpo. Il femminismo ribelle e black metal. Siamo alla contestazione della cultura cristiana.

I fratelli Sejersen si mettono al servizio delle Witch Club Satan e gli permettono le loro canzoni in chiave punk/metal elettrificato. “Fresh Blood, Fresh Pussy” diventa l’inno furioso che conosciamo. Black Metal in ogni battito.

 

Witch Club Satan & John Cxnnor


“Unlike Human”. Nuda, disparata e umiliata, la strega stringe al petto un neonato, ancora nel lungo vestito battesimale merlettato. Lo stigma del peccato condanna madre e infante alla morte attraverso l’agonia del fuoco. Le maledizioni corrosive sono recitate dalla strega sorretta dalle braccia del pubblico. Il rituale blasfemo è carnale e fisico. Il colore del fuoco cresce e prende ancora il sopravvento. Non più abiti candidi ma pelle e grida.

Sono i misteri dolorosi della via crucis eretica. Cala il vuoto in un pesante incalzare elettronico, la luce muore e nel buio di raffredda nuovamente.

Witch Club Satan & John Cxnnor

 

 

Ultimo atto, la post-apocalisse.
La parabola si chiude con i misteri gloriosi.

Bocche insanguinate, le sacerdotesse della post-apocalisse portano sul palco l’idolo della fenice per la glorificazione degli adepti.
Stracci di jeans nascondono i volti lasciando solo intravedere rivoli di sangue colare dalle labbra.

Witch Club Satan & John Cxnnor

 

Il metal lascia spazio al death-wave ora martellante, ora inesorabilmente doom. Questo è il futuro dei John Cxnnor tra cultismo e distopia: l’anello si chiude in un ritorno alle origini.
“Fresh Blood, Fresh Pussy” chiude a 3 voci sulla base elettronica.

Il rito è concluso, le luci si affievoliscono fino al buio, ma non piú nel sangue o nel fuoco.

 

Amo le narrative, questo spettacolo è vitale. La musica era il motivo per cui erano sul palco, la teatralità e la forza la vera ricchezza comunicativa. La cura nello scandire lo spettacolo in fasi tematiche con cambi di costume e intermezzi scenici ha creato una storia che va ben oltre la musica delle WCS. Uno spettacolo coinvolgente nel catturare la partecipazione emotiva e fisica del pubblico; magnetico nel catturare lo sguardo con l’impatto scenico e irresistibile nel incanalare la mente nei propri messaggi.

 

 

 

Roskilde è un festival generalista, molto attento alla scena alternativa e underground, ma comunque orientato alla musica di massa, almeno negli headliner. È stato interessante leggere nei giorni successivi a questo show commenti entusiasti, ma un po’ perplessi riguardo al topless e crowd-surfing (vietato a Roskilde).

Non è mero bigottismo, è l’onda d’urto di uno spettacolo fisico e schioccante. La nudità e l’ingiustizia, animalescamente gridata, possono ancora essere forze che fanno breccia negli schemi sociali, se canalizzate in un contesto non banale.  Il mio imprinting al metal è stato alla fine degli anni ’90, quando il black metal aveva già perso molto della sua dimensione trasgressiva e innovatrice. Forse per la prima volta ho avuto un assaggio di quanto possa ancora essere dirompente.

Count Grishnackhin lo hanno fatto fallire in una sera, senza neppure accendere un cerino.

Aggiornament, ora disponible il video clip della traccia Wolf Mother (rework) eseguito a Roskilde 2025

Corollario: nella press non si possono vedere capezzoli, pena shadow banning. Dovrò pixelare molte foto per far dormire tranquillo il direttore censore, o forse no.

 

 

Alice Longyu Gao

l’aliena che abbiamo sempre aspettato


Ore 01:00, Gloria Stage.

Recupero Davide, leggermente disturbato ma stabile, le cure di L. sono state efficaci.
Inizia il programma notturno.


Se pensate che i 100 Gecs non siano abbastanza outrageous, Alice Longyu Gao è la vostra nuova ossessione. Con album che si chiamano Let’s Hope Heteros Fail, Learn, and Retire, l’atteggiamento è chiaro fin da subito: il caos domina, le norme sociali vanno buttate dalla finestra. Sul palco è una performance artistica che ha fatto un patto con l’hyperpop. 

Humor gakket e spirito di rivolta si mescolano in un cocktail che ti fa ridere mentre ti fa riflettere. La sua musica elettronica può sembrare caotica all’inizio, ma sotto c’è sempre qualcosa di sincero e profondo.


È arte visiva, è performance, è musica per alieni queer che invadono la Terra attraverso beats impossibili e synth che sembrano usciti da un cartone animato giapponese in acido.
Don Laido, che nel frattempo è stato stabilizzato da L., esclama eccitato: “È Lady Gaga che ha incontrato i Daft Punk in una dimensione parallela dove tutto è permesso!”

 

Redenzione


Alle 2:30 torniamo alla nostra comunità temporanea. La pioggia continua a cadere, ma dentro la tenda c’è calore umano, rum danese e risate, si raccontano storie di altri festival, altri tempi, altre vite.

“Domani cosa facciamo?”, chiede L.
“Domani”, risponde Suor Farcita con la banale pacatezza dei postumi incipienti, “Domani, quello che ci riserva questo esperimento sociale chiamato Roskilde.”

Fuori piove, ma dentro si è creato un mondo in una bolla di PVC, metallari in un festival pop ma senza contraddizione. Non ci si sente più impostori.

 

LINK agli altri giorni

Parte 1
Parte 3

Crediti e ringraziamenti

Scrittura: Davide Bonavida & Stefano_c_o (WCS, Body Void)

Foto & Editing: Stefano_c_o

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