MEGACE – Human Errors

Megace
Titolo: Human Errors
Autore: Megace
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal Tecnico/Progressivo
Anno: 1991
Etichetta: 1MF Recordz

Formazione:

Melanie Bock – Voci
Christian Wulff – Basso
Carsten Bachorz – Batteria
Jörg Schrör – Chitarre
Klaus Florian “Dirty” Möller – Chitarre


Tracce:
1. Something Incomprehensible 03:22
2. Law Enforcement Agency 04:24
3. Repetitions of Human Errors 04:49
4. Let Me Explain 06:14
5. Save Your Dignity 06:01
6. No Brain / No Pain 05:05
7. Discord 04:45
8. Monofaces 03:46
9. Better To Forget 7:35 (Traccia aggiuntiva nella versione in CD)

Voto del redattore HMW: 8/10

Visualizzazioni post:91

Amburgo, 1988. Nell’alveo della grande città-stato, da secoli culla di talenti, son cresciuti Running Wild, Helloween e Gamma Ray, ma anche Zed Yago ed Iron Angel, artisti che hanno diffuso il verbo teutonico ben oltre le ospitali sponde dell’Elba, modellando archetipi ad uso e consumo delle future generazioni.

Alla svolta del decennio, anche il thrash tedesco sembra aver già dispiegato appieno il proprio potenziale: Release From Agony, Extreme Aggression, The Morning After e Agent Orange hanno codificato un’estetica, segnando il confine entro cui assumerà pieno senso la categoria dei “classici”. Per le nuove schiere aprirsi al rinnovamento sarà naturale, e i sentieri più suggestivi divergeranno dalle istanze conservatrici.

Ecco allora che nelle sottili spaccature del sottobosco continentale una corrente si infiltrerà come micelio, inducendo mutazioni nel DNA di discografie altrimenti incrollabili. A gettarne le prime spore sono misconosciute formazioni relegate ai margini della cronaca e mai assurte a chiara fama. È probabile che la fonte primaria vada rintracciata oltreoceano, tra le spire di Watchtower, Slauter Xstroyes, Realm e Toxik, ma la controscena tedesca saprà regalare una varietà di approcci degna di un’avanguardia novecentesca.

È del 1985 l’esordio su cassetta degli Xandril, cinque tracce di speed-metal roccioso e strutturato in linea con le tendenze estremizzanti dell’epoca, a cui farà seguito, l’anno successivo, un secondo demo, Rotting Paradise: alla voce, Bettina Paschen, futura cantante dei prog-power Medusa. Il gruppo amburghese nasce dalle ceneri degli Alien (nulla a che spartire con Tony Borg e Jim Jidhed) e vede tra le sue fila Jörg “Tauchtnix” Schrör, chitarrista attorno al quale si formerà il nucleo originario dei Megace. Ne fanno parte anche il collega Klaus Florian Möller, in forza a Necromancy prima ed Anesthesia poi, il futuro bassista dei Jaded Heart Michael Müller e la rivelazione Melanie Bock, giovane sirena dall’ugola corrosiva che marchierà, in virtù di un’evoluzione sorprendente, la fugace carriera del quintetto: la fascinazione per le voci muliebri in ambito speed-thrash ha origini antiche (chi ha detto Holy Moses?), ed è giunto il momento di stabilire un nuovo canone.

Il primo vagito a nome Megace è datato dicembre 1988, due mesi dopo la pubblicazione di Life Cycle, debutto dei seminali Sieges Even: The Sign Of The Ape ingabbia quattro schegge di thrash selvaggiamente tecnico a cui i vocalizzi di “Mela” conferiscono un fascino sinistro. Non solo asprezza in stile Dawn Crosby/Lynda Simpson, ma anche acerbe screziature melodiche che matureranno man mano, sino a raggiungere un equilibrio perfetto con la controparte gutturale.

Tra Sign… e il secondo demo This Is The News, uscito a fine 1990, verranno pubblicati nell’ordine: The Principle Of Doubt (Mekong Delta), il kafkiano, irripetibile Deception Ignored (Deathrow), l’uragano Think This (Toxik), il feticcio Control And Resistance (Watchtower) e lo “scivolone” Cracked Brain (Destruction). Insomma, la corrente è ora un’ondata che attraverserà il lustro a venire con intensità variabile.

Human Errors arriva sugli scaffali dei negozi il 26 agosto 1991, licenziato dalla più profetica tra le etichette tedesche dell’epoca, la 1MF Recordz (acronimo di One More Flop!), non a caso stessa scuderia di un’altra brigata che manipola il metallo come farebbe un ceroplasta tarantolato, i Sacrosanct dell’ex Pestilence Randy Meinhard. Mentre il mondo sta prendendo la piega opposta – il Black Album è fuori da due settimane esatte, e a fine settembre esploderà Nevermind – i Megace snocciolano nove pezzi di bravura che nulla hanno da invidiare al repertorio coevo di Depressive Age, Hexenhaus, Secrecy e Target. Strutture mutevoli e melodie oblique, che mai sfociano in sterile tecnicismo, attestano di fatto la costanza degli amburghesi: nessun ammiccamento, nessun compromesso, pura coerenza dalla fondazione al primo sigillo ufficiale.

Il thrash cerebrale di Coroner e Mekong Delta rimane come substrato imprescindibile, ma i nostri optano per soluzioni ritmiche meno esasperanti, orchestrando i mutamenti d’atmosfera con dissonanze voivodiane, strategici intermezzi acustici e synth siderali. Quando il muro sonico si fa impenetrabile o gli assolo troppo brucianti, è il basso rotondo di Wulff (R.I.P. 2023, dai concittadini progsters Drowning In Real) a concedere all’ascoltatore brevi tregue strumentali, disciolto nelle trame mai troppo intricate di Carsten Bachorz; poi c’è la Bock: la sua voce – a differenza dell’omonima birra a bassa fermentazione – preferisce alla rotondità maltata sferzate acide come il vetriolo, smorzate nei momenti di melodia da toni quasi asettici, di pacata imperturbabilità.

Prodotto dal gruppo con l’aiuto di S.L. Coe e Michael Stötzel e registrato negli storici Dust Music Studios di Hilchenbach (chi ha detto Disharmonic Orchestra?), il lavoro fu accolto con toni perlopiù entusiastici, ed è ancor oggi considerato una gemma perduta del thrash tecnico/progressivo. Schiacciato dai nascenti fenomeni di nostalgica semplificazione e da opposte istanze moderniste, il sottogenere si contrarrà ulteriormente, elargendo a cadenza discontinua piccoli capolavori destinati a culto postumo del calibro di Presence Of Mind (Skeptic Sense, 1994) o Eternal Life – Eternal Pain (Iron Age, 1998).

Dopo un terzo demo e un secondo “furto” ai danni dei Drowning In Real (il chitarrista Stefan Speidel), i Megace si supereranno, pubblicando il superbo Inner War proprio al crocevia del millennio. Un divario temporale importante, a cui fa però riscontro un’evoluzione monstre. Entrambe le gemme sono state ristampate ed arricchite (che chicca gli AAARRG demos prodotti da Ralph Hubert!), col consueto rigore filologico, dall’impagabile Golden Core Records di Merenberg. L’insegna-motto dell’etichetta? “Where cult metal has a home”. Capito?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.